Quando Patton attraversò il Reno prima di Montgomery

Germania occidentale, marzo 1945.
Per mesi, Bernard Montgomery aveva aspettato questo momento.
Dopo la Normandia.
Dopo Market Garden.
Dopo le Ardenne.
Ora la guerra stava finalmente arrivando davanti all’ultima grande barriera naturale della Germania occidentale.
Il Reno.
Montgomery aveva preparato una delle più grandi operazioni militari mai organizzate dagli Alleati.
Migliaia di cannoni erano pronti.
Le divisioni britanniche e canadesi erano schierate.
Gli aerei aspettavano il momento dell’attacco.
Le unità aviotrasportate erano state preparate per l’operazione.
Il nome era Operation Plunder.
L’obiettivo era attraversare il Reno e aprire la strada all’invasione della Germania.
Per Montgomery, sarebbe stato il momento della grande offensiva britannica.
Ma poi arrivò una notizia.
E proveniva da sud.
George S. Patton aveva già attraversato il Reno.
Una sorpresa a Oppenheim
Il 22 marzo 1945, elementi della Third Army americana raggiunsero il Reno presso Oppenheim.
Patton non aveva intenzione di aspettare la grande offensiva di Montgomery.
Mentre a nord Montgomery preparava un’operazione gigantesca, le truppe americane cercavano un punto vulnerabile.
Il Reno sembrava ancora una barriera formidabile.
Ma in quel settore la resistenza tedesca era sorprendentemente debole.
Le forze americane attraversarono il fiume utilizzando piccole imbarcazioni d’assalto.
Non ci fu una gigantesca cerimonia.
Non ci fu un bombardamento paragonabile a quello che avrebbe accompagnato Plunder.
Non ci fu un grande spettacolo per la stampa.
Ci furono soldati che attraversarono l’acqua durante la notte.
E quando arrivò l’alba, gli americani avevano una testa di ponte sulla riva orientale.
Patton aveva attraversato il Reno.
E aveva fatto qualcosa che sembrava quasi impossibile solo poche settimane prima.
Il Reno era davvero l’ultima barriera?
Per la Germania, il Reno aveva un enorme valore simbolico.
Era una delle principali barriere naturali dell’Europa occidentale.
Per generazioni era stato associato alla difesa del territorio tedesco.
Ma nel marzo 1945 il problema per la Wehrmacht era ormai evidente.
La Germania non aveva più la capacità di difendere ogni chilometro del fronte.
Le forze alleate stavano avanzando da più direzioni.
L’Armata Rossa si avvicinava da est.
Le città tedesche venivano bombardate.
Le riserve erano sempre più scarse.
E gli eserciti americani avevano raggiunto il fiume.
La domanda non era più se gli Alleati avrebbero attraversato il Reno.
Era quanto rapidamente sarebbero riusciti a farlo.
Patton non voleva aspettare
Questo era il punto centrale della filosofia di Patton.
Non aspettare il momento perfetto.
Se esisteva un’opportunità, sfruttarla.
Il comando tedesco aveva avuto poco tempo per organizzare una difesa efficace presso Oppenheim.
Le unità americane trovarono una resistenza relativamente limitata.
Una volta aperta la testa di ponte, il vantaggio poteva essere enorme.
Ogni ora contava.
Ogni unità che attraversava il fiume aumentava la pressione sul nemico.
Ogni chilometro conquistato a est del Reno rendeva più difficile ai tedeschi organizzare una nuova linea difensiva.
Patton lo capiva.
E decise di agire.
Montgomery stava preparando qualcosa di molto più grande
A nord, la situazione era completamente diversa.
Montgomery aveva preparato Operation Plunder con una quantità impressionante di risorse.
L’operazione avrebbe coinvolto il 21st Army Group e grandi forze britanniche, canadesi e americane.
L’artiglieria avrebbe aperto il fuoco.
L’aviazione avrebbe colpito le posizioni tedesche.
E le forze aviotrasportate avrebbero partecipato all’operazione.
Era un’operazione progettata per garantire una testa di ponte enorme e organizzata.
Montgomery voleva ridurre il rischio.
Voleva una superiorità schiacciante.
Voleva attraversare il Reno con una forza sufficientemente grande da rendere quasi impossibile una risposta tedesca efficace.
Patton aveva scelto una strada completamente diversa.
Due filosofie della guerra
La differenza tra i due generali non era soltanto personale.
Era filosofica.
Montgomery tendeva a preparare operazioni metodiche, con enormi concentrazioni di artiglieria, fanteria e supporto aereo.
Patton cercava opportunità.
Se una difesa sembrava fragile, voleva colpire immediatamente.
Se il nemico era disorganizzato, voleva impedirgli di recuperare.
Montgomery voleva costruire una porta.
Patton aveva trovato una finestra.
E aveva attraversato prima che qualcuno potesse chiuderla.
La reazione di Montgomery
È facile immaginare la scena come viene spesso raccontata.
Montgomery che riceve la notizia.
Il silenzio nel quartier generale.
La rabbia.
La telefonata a Eisenhower.
La richiesta di rimuovere Patton.
E poi, addirittura, Douglas MacArthur che interviene dall’altra parte del mondo.
È una storia cinematografica.
Ma non è ciò che la documentazione storica permette di affermare.
Non esiste una solida evidenza che Montgomery abbia formalmente chiesto a Eisenhower di rimuovere Patton per il passaggio di Oppenheim.
E MacArthur non intervenne in questa disputa come figura arbitrale.
Nel marzo 1945 MacArthur comandava le forze alleate nel Pacifico sud-occidentale.
Era impegnato in una guerra completamente diversa.
Non aveva alcun ruolo nella catena di comando di Eisenhower in Europa.
Ma la rivalità era reale
Questo non significa che Montgomery e Patton fossero amici.
Erano spesso in disaccordo.
Le loro personalità erano quasi opposte.
Montgomery era estremamente attento alla pianificazione.
Patton era famoso per la sua aggressività.
Montgomery voleva controllare il ritmo di una grande offensiva.
Patton voleva accelerarlo.
Entrambi avevano una forte consapevolezza della propria reputazione.
E questo rendeva inevitabili le tensioni.
Ma Eisenhower non aveva bisogno di eliminare uno dei due.
Aveva bisogno di entrambi.
Eisenhower aveva un problema più grande
Dwight Eisenhower doveva pensare all’intero fronte occidentale.
Non poteva scegliere un singolo attraversamento del Reno come se fosse una gara tra generali.
Se Patton aveva trovato un punto debole, doveva sfruttarlo.
Se Montgomery poteva creare una gigantesca testa di ponte a nord, anche quella opportunità doveva essere utilizzata.
La strategia alleata non era:
“Chi attraverserà per primo?”
Era:
“Come possiamo portare il maggior numero possibile di truppe oltre il Reno e distruggere la capacità tedesca di resistere?”
E questa distinzione è fondamentale.
Patton attraversa.
Montgomery attraversa.
Gli Alleati vincono.
Il 23 marzo iniziò Operation Plunder.
Le forze di Montgomery attraversarono il Reno in grande stile.
Il bombardamento fu enorme.
Le truppe britanniche e canadesi avanzarono.
Le forze americane parteciparono all’operazione.
Le unità aviotrasportate entrarono in azione.
Quello che Montgomery aveva preparato per mesi finalmente accadde.
Il Reno era stato superato.
Ma Patton lo aveva già fatto.
E questo era esattamente il tipo di episodio che alimentava la rivalità tra i due generali.
La corsa verso la Germania
Dopo il Reno, la guerra cambiò velocemente.
Le difese tedesche cominciarono a cedere.
Le forze alleate entrarono sempre più profondamente nel territorio del Reich.
Patton spinse la Third Army verso est.
Altri eserciti avanzavano da nord e da sud.
Le unità tedesche erano costrette a ritirarsi.
Il problema non era più creare una breccia nel fronte.
Era impedire che la Germania potesse ricostruirlo.
La superiorità industriale e logistica degli Alleati diventava ormai schiacciante.
E la velocità americana era diventata una delle caratteristiche più pericolose per il nemico.
Patton e la guerra delle immagini
C’era però un’altra battaglia.
Quella per la reputazione.
Patton era perfettamente consapevole del valore della pubblicità.
Amava le dichiarazioni spettacolari.
Amava i gesti simbolici.
Amava essere ricordato.
Montgomery non era molto diverso sotto questo aspetto.
Anche lui comprendeva l’importanza della propria immagine.
Per questo ogni grande operazione poteva diventare una questione di prestigio.
Ma Eisenhower doveva continuamente ricordare ai suoi generali che la guerra non era una gara personale.
Non contava chi avrebbe ricevuto il titolo più glorioso.
Contava distruggere la Germania nazista.
Il vero significato di Oppenheim
L’attraversamento di Oppenheim è importante proprio perché dimostra quanto velocemente la situazione strategica fosse cambiata.
Solo pochi mesi prima, il Reno rappresentava una barriera enorme.
Ora le truppe americane potevano attraversarlo in un settore scarsamente difeso.
Patton aveva sfruttato una debolezza locale.
E Eisenhower la trasformò in un vantaggio strategico.
La decisione non richiedeva di umiliare Montgomery.
Richiedeva di sfruttare ogni opportunità.
La fine della rivalità
Poche settimane dopo, il problema non sarebbe più stato quale generale avesse attraversato il Reno per primo.
La Germania sarebbe stata spezzata.
Le forze americane avrebbero raggiunto l’Elba.
Le forze britanniche e canadesi avrebbero continuato ad avanzare attraverso la Germania settentrionale.
A est, l’Armata Rossa avrebbe raggiunto Berlino.
La guerra in Europa stava per finire.
Patton e Montgomery sarebbero rimasti figure leggendarie.
Ma nessuno dei due avrebbe vinto la guerra da solo.
Una storia più interessante della leggenda
La versione più spettacolare della storia racconta che Montgomery preparò il grande attraversamento del Reno, Patton lo anticipò e Montgomery chiese la sua testa, mentre MacArthur intervenne per difenderlo.
È una storia perfetta.
Ma la storia reale è più interessante.
Patton attraversò davvero il Reno a Oppenheim prima della grande operazione di Montgomery.
Montgomery organizzò davvero una delle più grandi operazioni di attraversamento fluviale della guerra.
Eisenhower dovette davvero gestire enormi differenze di personalità e di strategia tra i suoi comandanti.
Ma non c’è bisogno di inventare un ultimatum o un intervento di MacArthur per rendere l’episodio straordinario.
La realtà è già abbastanza sorprendente.
Un generale britannico preparò per mesi una gigantesca offensiva.
Un generale americano trovò un punto debole e attraversò il fiume prima di lui.
E il comandante supremo alleato fece la cosa più importante di tutte:
non trasformò quella rivalità in una crisi.
Perché nel marzo 1945, mentre i generali potevano ancora discutere su chi meritasse il merito, una cosa era ormai evidente.
Il Reno non era più una barriera.
Era diventato una porta.
E dall’altra parte di quella porta c’era il cuore della Germania nazista.




