Perché Eisenhower si affidò a Patton dopo lo stallo di Montgomery in Normandia

18 luglio 1944. La Normandia è ormai molto diversa da quella immaginata nei piani degli Alleati prima dello sbarco.
Sono passate sei settimane dal D-Day. Le spiagge sono state conquistate, le teste di ponte sono collegate, milioni di tonnellate di rifornimenti arrivano dall’Inghilterra. Eppure, guardando una carta operativa, qualcosa non torna.
L’avanzata è lenta.
Omar Bradley osserva i rapporti provenienti dal fronte americano. Le perdite sono enormi. Le divisioni combattono da settimane tra siepi, strade strette e piccoli villaggi. I tedeschi non sono stati travolti. Non si sono ritirati verso la Senna come molti strateghi avevano sperato. Al contrario, stanno trasformando ogni chilometro in una battaglia.
La domanda che comincia a circolare nei comandi alleati non è più soltanto come conquistare altro terreno.
È quanto tempo servirà per riuscirci.
Per comprendere perché la campagna di Normandia si trasformò in una guerra di logoramento e perché George S. Patton sarebbe diventato così importante nella fase successiva, bisogna tornare indietro, a prima del 6 giugno 1944.
Una promessa chiamata Caen
L’Operazione Overlord non era stata concepita come una semplice operazione anfibia. Il suo obiettivo era creare una testa di ponte dalla quale gli Alleati potessero accumulare uomini e materiali, espandersi rapidamente verso l’interno e infine rompere la capacità tedesca di reagire.
Al centro della strategia britannica e canadese c’era Caen.
La città aveva un’importanza molto più grande del suo valore simbolico. A sud di Caen si aprivano terreni relativamente più favorevoli alle operazioni corazzate rispetto al complicato bocage normanno. Controllare quella zona avrebbe permesso agli Alleati di sviluppare la propria superiorità in carri armati, artiglieria e aviazione.
Montgomery sapeva che Caen era fondamentale.
Ma il 6 giugno la conquista della città non avvenne.
Le forze britanniche incontrarono una resistenza tedesca molto più forte del previsto. Le unità corazzate tedesche, comprese formazioni della Waffen-SS, vennero progressivamente impiegate nel settore. Invece di aprirsi rapidamente verso sud, il fronte si trasformò in una serie di combattimenti feroci.
Caen sarebbe caduta solo gradualmente, dopo settimane di battaglia.
Ed era proprio questo il problema.
Il bocage: l’arma naturale della difesa
Per gli americani, il problema era particolarmente evidente nella penisola del Cotentin e nel settore occidentale del fronte.
Le carte militari mostravano campi aperti.
La realtà era diversa.
Il paesaggio normanno era dominato dal bocage: campi piccoli separati da alte siepi, terrapieni, fossati e alberi. Ogni appezzamento poteva diventare una posizione difensiva. I carri armati avevano difficoltà a manovrare. La fanteria avanzava lentamente. Le unità potevano perdere il contatto tra loro.
Un esercito dotato di superiorità materiale avrebbe dovuto trasformare quella superiorità in movimento.
Ma il bocage impediva proprio questo.
I tedeschi non avevano bisogno di distruggere le forze americane. Dovevano semplicemente rallentarle.
E il tempo giocava a loro favore.
Ogni giorno senza una breccia permetteva al comando tedesco di spostare nuove unità verso la Normandia. Le forze corazzate che Hitler e il comando tedesco riuscivano a concentrare nella regione non potevano necessariamente fermare gli Alleati per sempre, ma potevano impedire loro di ottenere il collasso rapido che Overlord aveva sperato di provocare.
Montgomery e la strategia dell’attrito
Qui nasce una delle controversie più importanti sulla campagna di Normandia.
Montgomery comprese che le forze britanniche e canadesi potevano attirare contro di sé una parte significativa delle migliori formazioni corazzate tedesche. Il settore orientale diventava quindi un enorme campo di battaglia nel quale il nemico era costretto a impegnare le proprie riserve.
Questa strategia aveva un prezzo.
L’avanzata britannica rimaneva limitata, mentre le perdite aumentavano.
Per i suoi sostenitori, Montgomery stava facendo esattamente ciò che serviva: fissare le forze tedesche e impedire loro di essere trasferite contro gli americani.
Per i suoi critici, invece, il problema era evidente: l’esercito alleato stava vincendo battaglie locali senza ottenere abbastanza rapidamente lo sfondamento strategico necessario.
Entrambe le realtà potevano essere vere contemporaneamente.
Montgomery non aveva “fallito” nel senso semplice del termine. Le sue operazioni contribuirono a immobilizzare importanti forze tedesche. Ma la campagna non stava producendo il tipo di collasso operativo che molti pianificatori avevano sperato.
E sul fronte americano la situazione non era molto diversa.
Bradley cerca una porta d’uscita
Nel luglio 1944 Omar Bradley iniziò a concentrarsi su una soluzione diversa.
Non continuare semplicemente ad avanzare attraverso il bocage.
Uscirne.
Il piano avrebbe portato all’Operazione Cobra.
L’idea era semplice nella sua logica, ma estremamente difficile nell’esecuzione: concentrare una quantità enorme di potenza aerea e di artiglieria contro un settore relativamente ristretto del fronte tedesco, distruggere o disorganizzare le difese e poi lanciare le forze corazzate attraverso la breccia.
Se avesse funzionato, gli americani avrebbero finalmente potuto sfruttare ciò che possedevano in abbondanza: mobilità, carburante, carri armati, autocarri, artiglieria e superiorità aerea.
Ma mancava ancora qualcosa.
Un comandante capace di trasformare una breccia tattica in una campagna di movimento.
Ed è qui che entra in scena George S. Patton.
Patton torna alla guerra
Patton non era stato presente al comando di un’armata durante lo sbarco.
Dopo le controversie legate al suo comportamento in Sicilia nel 1943, era stato temporaneamente allontanato da un comando operativo di primo piano. Tuttavia, gli Alleati conoscevano perfettamente le sue qualità di comandante corazzato.
Patton pensava alla guerra in termini di movimento.
Non voleva semplicemente conquistare una collina o un villaggio.
Voleva aprire una breccia, entrare nello spazio operativo del nemico e continuare ad avanzare prima che il nemico potesse ricostruire il fronte.
Quando l’Operazione Cobra iniziò il 25 luglio, le forze americane riuscirono finalmente a rompere il sistema difensivo tedesco nel settore occidentale.
Il 1º agosto Patton assunse il comando della Third Army.
Il momento era decisivo.
La guerra che gli americani avevano combattuto fino a quel momento in Normandia era stata una guerra di siepi.
Quella che stava per iniziare sarebbe stata una guerra di movimento.
La differenza tra una breccia e uno sfondamento
La vera importanza di Patton non consisteva semplicemente nella sua aggressività.
Era la combinazione tra un comando orientato alla velocità e un esercito ormai dotato delle condizioni necessarie per muoversi.
La Third Army poteva sfruttare le strade, i rifornimenti e la superiorità aerea alleata. Una volta che le difese tedesche iniziarono a cedere, le unità americane poterono avanzare molto più rapidamente di quanto fosse stato possibile durante le settimane precedenti.
Patton spinse le sue forze verso Avranches e poi verso la Bretagna, mentre altre unità americane si dirigevano verso sud e verso est.
Il fronte tedesco cominciò a perdere coesione.
Quello che Montgomery aveva contribuito a ottenere sul fianco orientale — mantenere impegnate importanti forze tedesche — e ciò che Bradley ottenne con Cobra sul fronte americano iniziarono a produrre un risultato comune.
La guerra non era più una lenta lotta per una siepe.
Stava diventando una fuga.
Eisenhower e il problema del comando
Dire che Eisenhower “si rivolse a Patton perché Montgomery aveva fallito” è però una semplificazione.
Eisenhower non licenziò Montgomery per consegnare la campagna a Patton.
La struttura del comando alleato era molto più complessa. Montgomery rimase una figura centrale e continuò a comandare il gruppo d’armate britannico-canadese. Bradley, intanto, assunse il comando del nuovo 12th Army Group, che comprendeva la First e la Third Army americane.
Patton divenne quindi parte di una struttura più ampia.
Il punto fondamentale non era scegliere un comandante e sostituirne un altro.
Era utilizzare comandanti diversi per problemi diversi.
Montgomery era essenziale nel settore britannico e canadese, dove le forze tedesche dovevano essere tenute sotto pressione.
Bradley era responsabile dello sviluppo della grande offensiva americana.
Patton, infine, poteva sfruttare la rottura quando questa fosse arrivata.
Da Normandia alla Francia
Alla fine di luglio, la situazione era cambiata radicalmente.
Per settimane gli Alleati avevano combattuto per conquistare pochi chilometri.
Poi, improvvisamente, il sistema tedesco cominciò a cedere.
La Third Army avanzò rapidamente. Le forze americane si diffusero verso sud e verso ovest. Più a est, gli Alleati iniziarono a minacciare le vie di ritirata tedesche.
La battaglia di Normandia aveva quindi prodotto una lezione fondamentale.
La superiorità materiale alleata non era sufficiente da sola.
Doveva essere trasformata in movimento.
Finché il bocage aveva impedito alle forze americane di sfruttare la propria mobilità, la guerra era sembrata una lotta interminabile. Quando una breccia fu finalmente aperta, la stessa superiorità che sembrava quasi inutile nelle siepi diventò devastante sul terreno aperto.
Patton non aveva creato quella breccia.
Cobra era il risultato di un processo più ampio, guidato da Bradley e sostenuto dalla gigantesca macchina militare alleata.
Ma Patton seppe sfruttarla.
Ed è proprio questa la ragione per cui la sua figura divenne così importante nella fase successiva della campagna.
Il 6 giugno gli Alleati erano sbarcati in Francia con l’obiettivo di costruire una testa di ponte.
Sei settimane dopo erano ancora bloccati.
Poi, nel giro di pochi giorni, la situazione cambiò.
Non perché un singolo comandante avesse improvvisamente trovato una soluzione miracolosa.
Ma perché una campagna costruita sull’attrito riuscì finalmente a trasformarsi in una campagna di movimento.
E in quel nuovo tipo di guerra, George S. Patton era nel suo elemento.
La Normandia non fu quindi semplicemente la storia di Montgomery che rallentò e Patton che accelerò.
Fu la storia di un esercito alleato che dovette imparare a combattere due guerre diverse: prima una guerra di logoramento per spezzare il sistema difensivo tedesco, poi una guerra di movimento per sfruttarne il collasso.
Eisenhower aveva bisogno di entrambe.
Senza la prima, la seconda non sarebbe stata possibile.
Senza la seconda, la vittoria in Normandia avrebbe potuto trasformarsi in un’altra lunga guerra di posizione.
La vera svolta arrivò quando gli Alleati riuscirono finalmente a trasformare la loro superiorità in velocità.
E Patton fu uno degli uomini chiamati a sfruttarla.




