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Quando George Marshall trasformò un esercito impreparato e Patton diventò parte della rivoluzione

Il 1° settembre 1939, mentre i carri armati tedeschi attraversavano il confine polacco, negli Stati Uniti iniziava un’altra battaglia.
Non era una battaglia combattuta con fucili o carri armati.
Non c’erano esplosioni.
Non c’erano soldati sul campo.
Era una battaglia per trasformare un esercito che sembrava completamente impreparato in una forza capace di combattere una guerra moderna.
Quella mattina, George Catlett Marshall assunse l’incarico di Chief of Staff dell’United States Army.
Aveva 58 anni.
L’Europa era appena entrata in guerra e gli Stati Uniti non sapevano ancora se sarebbero stati trascinati direttamente nel conflitto.
Marshall, però, comprendeva una cosa che sarebbe diventata fondamentale nei mesi e negli anni successivi.
Se l’America fosse entrata in guerra, non avrebbe avuto il tempo di costruire un esercito quando il combattimento fosse già iniziato.
Avrebbe dovuto prepararlo prima.
Il problema era enorme.
L’esercito americano del 1939 era relativamente piccolo.
Dopo la Prima guerra mondiale, gli Stati Uniti avevano ridotto drasticamente le proprie forze armate. Il paese non prevedeva di mantenere un gigantesco esercito permanente in tempo di pace.
La conseguenza fu che, mentre l’Europa si avvicinava a una nuova guerra, Washington disponeva di una forza militare che non aveva le dimensioni necessarie per affrontare una potenza industriale come la Germania nazista.
La Germania, al contrario, aveva trascorso anni a riarmarsi.
Le divisioni tedesche disponevano di esperienza, addestramento e strutture costruite durante la rapida espansione militare degli anni Trenta.
La Wehrmacht aveva già dimostrato in Polonia quanto potesse essere devastante una forza moderna capace di combinare carri armati, artiglieria, fanteria, comunicazioni e aviazione.
Marshall osservava tutto questo.
E sapeva che l’America non poteva semplicemente copiare ciò che stava facendo la Germania.
Doveva costruire qualcosa di molto più grande.
Il primo problema era il personale.
Un esercito moderno non poteva essere creato semplicemente reclutando milioni di uomini.
Servivano ufficiali.
Servivano istruttori.
Servivano comandanti capaci di guidare grandi formazioni.
Servivano pianificatori, tecnici, logistici e specialisti.
E soprattutto serviva una nuova generazione di ufficiali.
Qui entra in scena George S. Patton.
Patton non era ancora il generale famoso che il mondo avrebbe conosciuto durante la Seconda guerra mondiale.
Era un ufficiale ambizioso, energico e profondamente interessato alla guerra meccanizzata.
Aveva studiato la cavalleria, ma comprendeva sempre più chiaramente che il futuro della guerra sarebbe appartenuto ai veicoli corazzati.
Per Patton, il carro armato non era semplicemente un mezzo per proteggere la fanteria.
Poteva diventare lo strumento di una guerra completamente nuova.
Velocità.
Manovra.
Concentrazione della forza.
Sfondamento.
E soprattutto movimento continuo.
Ma negli Stati Uniti degli anni Trenta queste idee non erano ancora universalmente accettate.
L’esercito americano disponeva di pochi carri armati e di risorse limitate.
L’industria nazionale, però, possedeva un potenziale enorme.
Il problema era trasformare quel potenziale in una macchina militare funzionante.
Marshall iniziò proprio da qui.
Non si limitò a chiedere più uomini.
Voleva riorganizzare l’esercito.
Voleva identificare gli ufficiali capaci di assumersi responsabilità maggiori.
Voleva promuovere uomini che potessero adattarsi alla guerra moderna.
E voleva eliminare, trasferire o mettere da parte coloro che non erano adatti ai nuovi compiti.
Questa parte della sua leadership è stata talvolta trasformata nella storia popolare nella frase: “Marshall licenziò 600 ufficiali”.
La realtà è più complessa.
Marshall e il Dipartimento della Guerra affrontarono effettivamente una gigantesca riorganizzazione del corpo degli ufficiali, con promozioni, pensionamenti, trasferimenti e selezioni per i nuovi comandi.
Non si trattava semplicemente di entrare in un ufficio e consegnare centinaia di lettere di licenziamento.
Il sistema militare americano doveva essere trasformato per sostenere un esercito che sarebbe cresciuto da una forza relativamente piccola a milioni di uomini.
E quella trasformazione avrebbe avuto conseguenze enormi.
Perché un esercito di massa aveva bisogno di comandanti.
E molti degli ufficiali che sarebbero diventati celebri durante la guerra erano ancora relativamente sconosciuti.
Tra questi c’era Patton.
Patton ebbe finalmente l’opportunità di mettere in pratica le proprie idee sulla guerra corazzata.
Nel 1940 e nel 1941, gli Stati Uniti organizzarono grandi esercitazioni militari.
Le Louisiana Maneuvers e le Carolina Maneuvers divennero laboratori giganteschi.
Decine di migliaia di soldati furono impiegati in simulazioni di guerra.
Carri armati, fanteria, artiglieria e aviazione vennero utilizzati insieme.
Gli ufficiali potevano vedere quali tattiche funzionavano e quali fallivano.
E alcuni comandanti emersero rapidamente.
Patton era uno di loro.
Era aggressivo.
Era competitivo.
Voleva muovere le proprie unità rapidamente.
Ma soprattutto voleva dimostrare che le forze corazzate potevano cambiare radicalmente il campo di battaglia.
Nel 1941, gli Stati Uniti stavano già costruendo una struttura militare completamente diversa da quella del 1939.
Ma la trasformazione non era ancora completa.
Poi arrivò il 7 dicembre.
Pearl Harbor.
L’attacco giapponese cambiò tutto.
Gli Stati Uniti entrarono direttamente nella Seconda guerra mondiale.
E improvvisamente tutte le esercitazioni, i piani e le discussioni degli anni precedenti divennero una questione di vita o di morte.
L’esercito americano doveva crescere rapidamente.
Non in dieci anni.
Non in cinque.
In mesi.
Gli uomini dovevano essere reclutati e addestrati.
Le fabbriche dovevano produrre carri armati, camion, cannoni, aerei e munizioni.
I porti dovevano essere ampliati.
Le linee ferroviarie dovevano essere utilizzate per spostare uomini e materiali.
Gli ufficiali dovevano essere promossi a una velocità che sarebbe stata impensabile in tempo di pace.
Marshall aveva previsto il problema.
E adesso il problema era arrivato.
L’esercito americano sarebbe diventato una macchina gigantesca.
Ma una macchina del genere non poteva essere costruita senza comandanti capaci.
E qui la scelta degli ufficiali diventò cruciale.
Un esercito può possedere migliaia di carri armati.
Può avere milioni di fucili.
Può avere una flotta enorme di camion.
Ma se i suoi comandanti non sono in grado di utilizzare queste risorse, la superiorità industriale può trasformarsi in un’enorme quantità di equipaggiamento senza una strategia efficace.
Marshall lo sapeva.
Per questo la sua leadership durante gli anni precedenti all’entrata in guerra americana fu così importante.
La sua funzione non consisteva nel combattere personalmente sul campo.
Consisteva nel costruire il sistema che avrebbe permesso ad altri di combattere.
Patton sarebbe diventato uno dei volti più famosi di quel sistema.
Ma non sarebbe mai potuto diventare il generale della Terza Armata senza l’apparato che Marshall contribuì a costruire.
Questa è una delle ironie della storia militare.
Il comandante che appare sullo schermo mentre attraversa la Francia con i carri armati è facile da ricordare.
Molto più difficile è ricordare gli uomini che, anni prima, avevano scritto i piani, selezionato gli ufficiali, organizzato le scuole, progettato le strutture logistiche e trasformato una forza relativamente piccola in un esercito capace di operare su più continenti.
Marshall era uno di quegli uomini.
Patton era uno degli uomini che avrebbero utilizzato quella macchina.
E il rapporto tra i due era più importante di quanto suggerisca la semplice leggenda del generale aggressivo contro il superiore prudente.
Marshall riconosceva il talento di Patton.
Ma comprendeva anche i suoi limiti.
Patton era difficile da controllare.
Era impulsivo.
Aveva una personalità estremamente forte.
Durante la guerra avrebbe commesso errori politici e disciplinari che avrebbero quasi compromesso la sua carriera.
Marshall, tuttavia, continuò a considerarlo un comandante di grande valore.
Questo è forse il punto più interessante della loro storia.
Marshall non cercava ufficiali perfetti.
Cercava ufficiali capaci di vincere una guerra.
E talvolta questo significava utilizzare uomini difficili.
Patton era uno di questi.
La trasformazione dell’esercito americano tra il 1939 e il 1945 fu quindi molto più grande della storia di un singolo generale.
Nel 1939 gli Stati Uniti avevano un esercito relativamente piccolo e scarsamente equipaggiato rispetto alle principali potenze europee.
Nel 1945 gli americani comandavano una delle più potenti forze militari mai costruite.
Disponevano di enormi quantità di carri armati, camion, artiglieria e aerei.
Ma soprattutto disponevano di un sistema logistico capace di sostenere milioni di uomini lontano dal territorio nazionale.
Questa trasformazione non avvenne per caso.
Fu il risultato di anni di preparazione, mobilitazione industriale, riorganizzazione e selezione del personale.
E George Marshall si trovava al centro di tutto questo processo.
Patton, nel frattempo, divenne il simbolo dell’altra faccia della trasformazione.
La velocità.
L’audacia.
L’offensiva.
La convinzione che un esercito moderno dovesse continuare a muoversi.
Quando la Terza Armata attraversò la Francia nel 1944 e avanzò verso la Germania, il mondo vide il risultato.
Ma dietro ogni carro armato di Patton c’era una rete enorme.
Dietro ogni divisione c’erano migliaia di camion.
Dietro ogni colonna c’erano depositi di carburante.
Dietro ogni offensiva c’erano fabbriche americane.
E dietro la crescita dell’esercito c’era stata una generazione di ufficiali selezionati, promossi e addestrati negli anni in cui gli Stati Uniti ancora non sapevano se sarebbero entrati in guerra.
La leggenda racconta spesso che Marshall “licenziò 600 ufficiali” e che Patton reagì dimostrando di essere migliore degli uomini che erano stati eliminati.
La realtà storica è meno spettacolare, ma molto più interessante.
Marshall stava tentando di cambiare il modo in cui l’esercito americano sceglieva e utilizzava i propri comandanti.
Patton divenne uno dei prodotti più visibili di quella trasformazione.
E quando la guerra finalmente arrivò, l’esercito americano non era più quello del settembre 1939.
Era diventato qualcosa di completamente diverso.
Una forza capace di combattere contemporaneamente in Nord Africa, Italia, Francia, Germania e nel Pacifico.
Una forza sostenuta dalla più grande mobilitazione industriale della storia americana.
E una forza guidata da ufficiali che, solo pochi anni prima, erano quasi sconosciuti al grande pubblico.
George Marshall non vinse la guerra da solo.
George Patton non vinse la guerra da solo.
Ma entrambi rappresentarono due parti della stessa trasformazione.
Marshall costruì il sistema.
Patton lo portò sul campo di battaglia.
E tra il giorno in cui i carri armati tedeschi entrarono in Polonia e il giorno in cui l’esercito americano arrivò nel cuore della Germania passarono meno di sei anni.
In quel breve periodo, gli Stati Uniti trasformarono un esercito relativamente piccolo in una gigantesca macchina militare.
E la storia di quella trasformazione comincia proprio lì.
Il 1° settembre 1939.
Mentre l’Europa entrava in guerra.
Mentre Varsavia veniva minacciata.
Mentre la Germania lanciava la sua offensiva contro la Polonia.
A Washington, George Marshall assumeva il comando dell’esercito americano.
E davanti a lui c’era un compito quasi impossibile:
preparare un esercito per una guerra che gli Stati Uniti non avevano ancora deciso di combattere.
Nel giro di pochi anni, quella decisione avrebbe cambiato il mondo.



