Estate 1943: la divisione che portava il simbolo del tuono
Estate del 1943.
Nel Mediterraneo, la guerra contro le potenze dell’Asse entrava in una nuova fase. Dopo le campagne in Nord Africa, gli Alleati stavano preparando il passo successivo: l’invasione della Sicilia.
Nelle prime ore del 10 luglio, migliaia di soldati americani, britannici e canadesi sbarcarono sulle coste dell’isola.
Tra le unità americane coinvolte c’era la 45ª Divisione di Fanteria, una formazione che aveva un’identità particolare.
Il suo distintivo mostrava un fulmine rosso.
La divisione era conosciuta come “Thunderbirds”, gli “Uccelli del tuono”.
Al suo interno prestavano servizio anche numerosi soldati nativi americani provenienti dagli Stati Uniti sud-occidentali. Tra loro c’erano uomini appartenenti a diverse nazioni tribali, tra cui Navajo, Apache, Comanche, Hopi e altri gruppi.
Nel racconto popolare della guerra, la divisione sarebbe stata talvolta associata all’immagine di un “battaglione Apache”. Ma la realtà era più complessa: la 45ª non era un’unità composta esclusivamente da nativi americani. Era una divisione dell’esercito statunitense formata da soldati di origini diverse.
Eppure la presenza dei militari nativi americani contribuì a darle una reputazione particolare.
Un esercito che aveva ancora dubbi
Nel 1943 gli Stati Uniti stavano mobilitando un esercito enorme.
Milioni di uomini venivano addestrati per una guerra moderna caratterizzata da carri armati, artiglieria, aerei e comunicazioni radio.
Allo stesso tempo, le forze armate americane erano ancora profondamente segnate dalla segregazione e dai pregiudizi dell’epoca.
I militari nativi americani avevano combattuto per gli Stati Uniti in precedenti conflitti, ma continuavano a essere considerati da alcuni ufficiali attraverso stereotipi legati alle loro origini e alla vita nelle riserve.
L’idea secondo cui fossero “troppo indipendenti” o difficili da adattare alla disciplina militare apparteneva proprio a questo insieme di pregiudizi.
La realtà sul campo sarebbe stata molto più complessa.
I soldati nativi americani non erano guerrieri appartenenti a un mondo separato dalla guerra moderna.
Erano soldati americani addestrati all’interno delle stesse strutture militari degli altri uomini della divisione.
Avevano imparato a utilizzare armi moderne, comunicazioni, artiglieria e tattiche di fanteria.
Quando arrivò il momento di combattere, ciò che contava non era la leggenda costruita intorno alle loro origini.
Contava l’addestramento.
Patton e la 45ª Divisione
Il generale George S. Patton comandava la Settima Armata americana durante l’invasione della Sicilia.
Patton aveva una reputazione estremamente aggressiva. Era convinto che la velocità e l’iniziativa fossero fondamentali per spezzare la resistenza nemica.
La 45ª Divisione faceva parte delle forze sotto il suo comando.
È importante però evitare di trasformare questa relazione in una leggenda secondo cui Patton avrebbe personalmente “scoperto” o selezionato i soldati nativi americani della divisione.
La 45ª era già una formazione dell’esercito americano e il suo impiego in Sicilia faceva parte della pianificazione dell’operazione alleata.
Ciò che rende interessante la sua storia è piuttosto il modo in cui la divisione avrebbe affrontato la sua prima grande campagna europea.
Lo sbarco in Sicilia
Il 10 luglio 1943 iniziò l’Operazione Husky.
Le forze americane sbarcarono nella parte meridionale e sud-orientale della Sicilia, mentre le truppe britanniche e canadesi attaccavano altri settori dell’isola.
La 45ª Divisione sbarcò nella zona di Scoglitti.
L’obiettivo iniziale era stabilire una testa di ponte e avanzare verso l’interno.
Ma lo sbarco non significava che la battaglia fosse terminata.
Al contrario.
Dopo aver superato le spiagge, i soldati dovevano affrontare strade strette, colline, piccoli centri abitati e una difesa tedesca e italiana che cercava di rallentare l’avanzata alleata.
La Sicilia non era il deserto del Nord Africa.
Il terreno era completamente diverso.
Le colline potevano offrire eccellenti posizioni difensive. Le strade erano facilmente controllabili. I villaggi diventavano punti di resistenza.
Per un soldato di fanteria, ogni chilometro poteva essere conquistato con grande difficoltà.
Il battesimo del fuoco
La 45ª Divisione avanzò attraverso la Sicilia combattendo contro forze tedesche e italiane.
I soldati affrontarono combattimenti intensi, soprattutto quando incontrarono posizioni difensive organizzate.
Fu in questi momenti che le teorie sull’efficacia delle diverse categorie di soldati lasciarono spazio alla realtà.
Un proiettile non distingue l’origine del soldato.
Una posizione nemica non si conquista con una reputazione.
E una formazione militare non può essere valutata soltanto sulla base degli stereotipi dei suoi comandanti.
La prova della 45ª fu concreta: marciare, combattere, mantenere le posizioni, seguire gli ordini e continuare ad avanzare nonostante le perdite.
Tra gli uomini che svolsero queste missioni c’erano anche soldati nativi americani.
La loro esperienza non fu separata da quella degli altri componenti della divisione.
Combattevano fianco a fianco.
Non solo Apache
Il termine “battaglione Apache” può creare un’immagine molto suggestiva, ma è storicamente impreciso se utilizzato per descrivere l’intera 45ª Divisione.
La divisione non era composta da un singolo gruppo tribale.
I suoi soldati provenivano da contesti differenti.
Molti erano originari dell’Oklahoma, del New Mexico, dell’Arizona e di altri Stati americani.
Alcuni appartenevano a nazioni tribali diverse.
Questa pluralità è importante perché mostra una caratteristica fondamentale dell’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale: persone provenienti da comunità molto diverse finirono per combattere all’interno delle stesse unità.
Il servizio militare divenne per molti di loro una delle esperienze più importanti della vita.
Ma questo non significa che il problema della discriminazione fosse scomparso.
Al contrario, gli Stati Uniti del 1943 erano ancora una società nella quale molte comunità native americane affrontavano forti limitazioni sociali ed economiche.
Il contrasto era evidente.
Un uomo poteva essere considerato un cittadino di seconda categoria nella vita civile e, allo stesso tempo, essere chiamato a rischiare la vita per il proprio Paese.
La guerra moderna
La vera prova dei soldati della 45ª non consisteva nell’imitare un’immagine romantica del guerriero.
Era l’opposto.
La guerra moderna richiedeva disciplina, coordinamento e capacità tecnica.
Un soldato doveva sapere quando muoversi, quando fermarsi, come comunicare con la propria unità e come sfruttare il terreno.
Doveva convivere con l’artiglieria, gli aerei e i carri armati.
Doveva seguire una catena di comando.
La campagna di Sicilia dimostrò proprio questo.
Gli uomini della 45ª non avevano bisogno di essere descritti come guerrieri “misteriosi” che si muovevano silenziosamente tra gli ulivi.
Erano soldati addestrati che stavano affrontando una delle campagne più importanti della guerra nel Mediterraneo.
E combattevano in condizioni estremamente difficili.
Dalla Sicilia all’Europa continentale
La Sicilia fu soltanto l’inizio.
Dopo la campagna siciliana, la 45ª Divisione sarebbe stata impiegata nella campagna d’Italia.
La divisione combatté in alcune delle operazioni più dure della guerra italiana, affrontando il terreno montuoso e la complessa rete difensiva tedesca.
In seguito partecipò alla campagna nel sud della Francia e continuò a combattere nell’Europa occidentale.
Il suo percorso sarebbe diventato lungo e sanguinoso.
Per molti soldati, il 1943 rappresentava soltanto l’inizio di anni trascorsi lontano da casa.
Una storia più grande del mito
La storia dei soldati nativi americani della 45ª Divisione è interessante proprio perché permette di guardare oltre il mito.
Non serve immaginare una misteriosa unità di guerrieri nascosta dietro le linee tedesche per capire quanto fosse straordinaria la loro esperienza.
Erano uomini che provenivano da comunità spesso marginalizzate dalla società americana.
Avevano ricevuto un’uniforme.
Avevano ricevuto un’arma.
E furono mandati in una guerra dall’altra parte dell’oceano.
In Sicilia affrontarono una realtà completamente diversa da quella delle loro case.
Le colline, i villaggi, le strade strette e i combattimenti contro le forze dell’Asse costituirono il loro battesimo del fuoco europeo.
Il loro valore non dipendeva dal fatto di essere nativi americani.
Dipendeva dalle loro azioni come soldati.
Il significato della 45ª Divisione
La 45ª Divisione di Fanteria sarebbe diventata una delle formazioni americane più combattive della Seconda guerra mondiale.
La sua storia comprende Sicilia, Italia, Francia e Germania.
Ma la parte forse più importante della vicenda riguarda le persone che la componevano.
Nativi americani, uomini provenienti da diversi Stati, soldati di origini differenti: tutti finirono nello stesso campo di battaglia.
La guerra non cancellò le discriminazioni della società americana.
Ma creò situazioni nelle quali uomini che normalmente vivevano realtà molto diverse dovevano affidarsi gli uni agli altri.
Sul campo di battaglia non esisteva più soltanto la domanda su chi fosse un “buon soldato” secondo i pregiudizi di qualcuno.
Esisteva una domanda molto più concreta:
Sarebbe rimasto al tuo fianco quando sarebbe iniziato il combattimento?
Per gli uomini della 45ª Divisione, la risposta venne data durante le battaglie della Sicilia e nelle campagne che seguirono.
Il “Thunderbird” divenne così più di un semplice simbolo.
Rappresentò una divisione che attraversò alcune delle campagne più dure della guerra europea e che portò con sé le storie di migliaia di uomini, compresi quei soldati nativi americani che contribuirono, come tanti altri, allo sforzo bellico degli Stati Uniti.
La loro storia non ha bisogno di essere trasformata in leggenda.
La realtà è già abbastanza straordinaria.



